In this pathbreaking study, Micaela di Leonardo reveals the face of power within the mask of cultural difference. From the 1893 World's Fair to Body Shop advertisements, di Leonardo focuses on the intimate and shifting relations between popular portrayals of exotic Others and the practice of anthropology. In so doing, she casts new light on gender, race, and the public sphere in America's past and present. "An impressive work of scholarship that is mordantly witty, passionately argued, and (...) takes no prisoners."--Lesley Gill, News Politics "[Micaela] di Leonardo eloquently argues for the importance of empirical, interdisciplinary social science in addressing the tragedy that is urban America at the end of the century."--Jonathan Spencer, Times Literary Supplement "In her quirky new contribution to the American culture brawl, feminist anthropologist Micaela di Leonardo explains how anthropologists, 'technicians of the sacred,' have distorted American popular debate and social life."--Rachel Mattson, Voice Literary Supplement "At the end of di Leonardo's analyses one is struck by her rare combination of rigor and passion. Simply, [she] is a marvelous iconoclast."--Matthew T. McGuire, Boston Book Review. (shrink)
In my essay, a critique of “the best secular argument against abortion” I reconstructed and criticised two versions of Don Marquis’s well-known argument against abortion. In critiquing the version I call the “essence argument”, I presented counterexamples to one of the premises in that argument. In this issue of the journal, Ezio Di Nucci takes note of the fact that I used the term “valuable future” in the premise but used the term “future like ours” in the counterexamples. Because the (...) terms are different, Di Nucci claimed that my counterexamples had no bearing on the premise and are therefore unsuccessful. The main error in Di Nucci’s objection is a failure to acknowledge that Marquis uses the terms “valuable future” and “future like ours” interchangeably. For the purpose of reconstructing Marquis’s argument, the term “valuable future” is to be taken in a sense that means the same as “future like ours”. Once this point is recognised, Di Nucci’s objection falls apart. (shrink)
La nozione di bios è una nozione-chiave della ricerca foucaultiana. Negli studi sul mondo antico, il bios appare come sostanza etica per l’esercizio, il governo e la trasformazione di sé. E’ utile indagare analogie e discontinuità tra la nozione di bios che troviamo negli ultimi corsi al Collège de France e il bios nell’accezione di “forza creatrice” comune e plurale della vita che troviamo nella precedente ricerca foucaultiana. La nozione di “modo di vita” consente di esplorare le ambivalenze che innervano (...) tale questione. Nella sua declinazione singolare-plurale, il motivo del bios solleva inoltre una riflessione sulla dimensione dell’essere in comune: l’orizzonte comune della vita comune – bios – è ricreato dalla condivisione di stili di esistenza – bioi – che tagliano in diagonale il piano delle relazioni istituzionalizzate. (shrink)
Insieme a John McDowell, Robert Brandom è uno dei filosofi emergenti della reazione al naturalismo filosofico; seguace Wilfrid Sellars, è l'autore americano che più si avvicina al dialogo con la filosofia continentale e propone una rivalutazione di Kant e Hegel nella filosofia analitica. Già allievo di Richard Rorty, Brandom è diventuo famoso con la pubblicazione di Making it Explicit. Questo ponderoso volume di 900 pagine non ha avuto però ancora una sufficiente attenzione nel dibattito filosofico italiano (a parte alcuni inteventi (...) pubblicati su Iride). Forse questo dipende in parte dalla peculiarità e difficoltà del suo approccio, in parte dalla mole stessa del citato volume. Anche per questo motivo Brandom ha presentato una serie di lezioni2 ove riprende i temi del libro maggiore e ne approfondisce alcune parti. In quanto segue si presentano i temi fondamentale di Making it Explicit, arricchiti con elementi presi dal nuovo approfondimento. (shrink)
Sembra esserci almeno un punto di accordo tra i filosofi morali: i giudizi etici, così come li usiamo nelle nostre conversazioni quotidiane, condividono una certa aspirazione all’oggettività. Vi è invece un disaccordo piuttosto acerbo rispetto alla questione se questa aspirazione sia giustificata o non sia invece una mera pretesa. Il disaccordo filosofico riguarda, cioè, la questione se i giudizi etici debbano e possano aspirare all’oggettività. Ma ancor più fondamentale è il disaccordo rispetto ai criteri con cui valutare se questa aspirazione (...) all’oggettività sia legittima. (shrink)
Nel febbraio 1912 Wittgenstein venne ammesso al Trinity College con Russell come supervisor, e iniziò a seguire le lezioni di Moore. E’ probabile che leggesse il libretto di Moore, Ethics, pubblicato al suo arrivo a Cambridge, o che ritrovasse nelle lezioni di Moore alcune delle suggestioni presenti nel libro. Ma dopo il Tractatus Wittgenstein dedicò poco spazio alle riflessioni sull’etica e quel poco in un periodo ristretto di tempo, agli inizi degli anni ‘30, dalla Conferenza sull’etica2 alle lezioni del ’32-33. (...) Alle lezioni del 32-33 assistettero sia Alice Ambrose che George E. Moore, che ci lascianpo diversi tipi di appunti:3 Ambrose riporta frasi di Wittgenstein, Moore presenta e rielabora le sue idee. Una lettura comparata di questi appunti dà un’idea abbastanza chiara di quanto Wittgenstein in quegli anni riuscisse a fondere le sue idee sui giudizi morali con le sue idee sulla grammatica filosofica che veniva elaborando nel Big Typescript. (shrink)
This article tries to highlight the explicit political aim and the importance for our present of the thought of the «late» Michel Foucault. Through the analysis of the role that truth plays in the pagan and Christian techniques of the self, it opposes a truth that we have to discover in ourselves in order to refuse it (Christianity) or to adhere to it (ethics of authenticity) to a truth conceived as a force of transformation of logos into ethos , of (...) the discourse into a way of life. (shrink)
In his recent books under the main title “Homo sacer”, Agamben focuses on the concept of form-of-life. With this article I provide an account of the meaning of this concept, arguing that its origins can be traced back to Foucaults “Lives of infamous men”.
Questo volume prende in considerazione, analizza e commenta in modo critico alcune recenti interpretazioni della filosofia di Giordano Bruno, che hanno attraversato la seconda parte del '900, indirizzandone l'orizzonte di comprensione. Il testo inizia con l'interpretazione di M.A. Granada e di M. Ciliberto, per poi accedere a quella di M. Ghio e A. Ingegno. Il volume si conclude con l'analisi ed il commento dell'interpretazione fornita da W. Beierwaltes. Una piccola bibliografia bruniana conclude il testo.
Commentare un disegno di Steinberg è per un filosofo come commentare il lavoro di un collega (e quanto diverso, quanto più gratificante che commentare le boutade illusionistiche di un Escher e la loro spessa e fumosa simbologia). Il perché non è facile da sviscerare. In parte vorremmo dire che si tratta di disegni che parlano, ma questo non ci porta molto lontano: tutti i disegni dicono qualcosa, in parte. Vorremmo forse anche dire che si tratta di disegni che danno da (...) pensare, ma anche questa caratterizzazione lascia il tempo che trova se non si offre una qualche spiegazione di come ciò avvenga. E la spiegazione rischia di essere aneddotica, di parlare più di colui che la cerca che non del disegno stesso. (shrink)
Le argomentazioni presentate in questo volume costituiscono il primo contributo dell’autore al progettato compito di un’analisi e commento completi e puntuali dei principali testi filosofici di Giordano Bruno. Iniziando con il "De umbris idearum" e procedendo con le prime opere in latino, l’autore intende svelare le basi teoretiche della prima speculazione bruniana, destinate ad essere riprese, ampliate ed approfondite nei testi successivi, i "Dialoghi Italiani", così come, in una originale prospettiva atomistica, in quelli latini delle ultime fasi. Il "De umbris (...) idearum" costituisce in questa prospettiva il testo base della difficile e complessa speculazione bruniana: assolutamente lontano – come del resto indicato dalle esplicite affermazioni del filosofo di Nola – dall’impiego pragmatico e retorico della tradizionale arte della memoria, esso piuttosto costruisce progressivamente uno spazio di riflessione di natura ontologica, metafisica e teologica, con influssi sulle considerazioni razionali e naturali. In questo modo l’arte di memoria bruniana diventa la memoria di un arte filosofica civile, la necessità del ricordo di una possibilità del pensiero e della prassi incardinata sulla presenza di un plesso centrale creativo e dialettico, che progressivamente consente l’inserimento della principale innovazione escogitata dalla filosofia bruniana: il concetto (con la relativa prassi) dell’infinito. Direttamente tematizzato nei dialoghi in italiano, il concetto creativo e dialettico dell’infinito bruniano separa progressivamente l’autore nolano dalla tradizione neoplatonico-aristotelica, definendo in tal modo uno schema interpretativo della realtà diverso ed opposto rispetto a quello che – oltre l’apparente rivoluzionarietà della scienza moderna – ha innervato i principali sviluppi della civiltà occidentale moderna e contemporanea. (shrink)
Il volume raccoglie il lavoro di ricerca, di analisi e di commento, dedicati ai "Dialoghi Italiani" di Giordano Bruno, che è stato presentato quale tesi di dottorato in filosofia presso l'Università degli studi di Padova, nel febbraio del 2002. Il testo comprende un confronto fra la tradizione dei testi aristotelici della "Metafisica", "Fisica" e "Il cielo" ed i testi in volgare di Giordano Bruno, analizza i testi bruniani giungendo alla scoperta del principio dell'infinito creativo e doppiamente dialettico e presenta una (...) panoramica delle principali interpretazioni fornite al pensiero bruniano durante l'800 ed il '900. (shrink)
Il filosofo britannico Alfred North Whitehead—autore, insieme a Bertrand Russell, di quei Principia Matematica da cui è scaturita gran parte della logica del ventesimo secolo—una volta scrisse che l’intera tradizione filosofica europea potrebbe essere letta come una lunga serie di note in calce alle opere di Platone. Tra i filosofi europei vi è poi chi ha affermato che tutta l’opera di Platone potrebbe leggersi come una serie di note in calce ad Anassimandro. Quindi, per l’irresistibile transitività delle note alle note, (...) tutta la filosofia europea si ridurrebbe a un commentario di un solo autore presocratico, dei cui scritti peraltro ci è rimasta una sola frase intera. E poiché l’autore in questione era diretto discepolo di quel Talete di Mileto che molti considerano il primo vero filosofo dell’antichità, e dei cui scritti non ci resta nemmeno una frase, se ne potrebbe concludere che l’intera storia della filosofia europea non è altro che un paradossale sforzo esegetico, un esercizio di ermeneutica impossibile in cui le menti migliori si sarebbero cimentate nell’interpretazione di testi perduti o addirittura inesistenti. (shrink)
The notions of Di (Emperor), Shangdi (God in heaven), and Tian (Heaven) were endowed with a variety of meanings and were used to refer to different objects of worship in ancient Chinese religion. In different eras, Di referred to the earthly emperor as well as to the heavenly emperor; Tian referred to the physical sky as well as to a supreme personal god in different contexts. Hegel oversimplified these three notions when he characterized ancient Chinese religion as a kind of (...) natural religion. This article aims to clarify Hegelâs misunderstanding of ancient Chinese religion by clarifying the meanings and references of these three notions as they appeared in the Yin-Shang and the Zhou Dynasties. (shrink)
Le argomentazioni presentate in questo testo costituiscono le conclusioni ultime e definitive di un lavoro di ricerca, che ha investito l’insieme dei "Dialoghi Italiani", riuscendo a reperire ed a far emergere quello che pare il nucleo più profondo ed importante – il vero e proprio elevato fondamento – della speculazione bruniana: la presenza attiva di un concetto triadico teologico-politico – il "Padre", il "Figlio" e lo "Spirito" della tradizione trinitaria cristiana – però riformulato attraverso il capovolgimento rivoluzionario di questa stessa (...) tradizione, attuato attraverso il concetto creativo e dialettico dell’infinito. In questo modo la stessa tradizione platonica pare subire una trasformazione essenziale, abbandonando qualunque forma di alienazione e negazione, per riaprirsi invece verso soluzioni che paiono riprendere moniti ed osservazioni suscitati dalle prime, grandi e maestose, speculazioni dei filosofi presocratici. Talete, Anassimandro, Anassimene, Parmenide, Eraclito ed Empedocle sembrano rivivere nei testi bruniani, riproponendo una soluzione ben diversa a quei nodi e problemi teoretico-pratici – fondamentale il rapporto Uno-molti e tutto ciò che da esso consegue, sia sul piano naturale che politico – apparentemente risolti e codificati dal pensiero postsocratico, prima platonico e poi aristotelico. L’inscindibilità del principio di libertà (la figura teologica del "Padre") ed eguaglianza (il "Figlio"), attraverso il richiamo alla fonte amorosa infinita ed universale (lo "Spirito"), consente alla riflessione bruniana di presentare per la prima volta nel panorama filosofico mondiale di tutti i tempi la possibilità di salvaguardare sia l’aspetto creativo naturale, che la diversità politica, presentando nel contempo un concetto di ragione capace di esprimere un movimento infinito sempre aperto ed attento alla molteplicità. In questa liberazione della potenza e della volontà dalle strettoie ordinate e gerarchiche della tradizione il pensiero e la riflessione di Giordano Bruno danno inizio alla modernità, ripresentandosi quale mirabile soluzione ogni qual volta potere e violenza paiono assestarsi e reciprocamente incrementarsi, in un circolo apparentemente indistruttibile. Allora i capitoli di questo libro – attraverso l’analisi di concetti importanti nella filosofia bruniana, quali quelli del desiderio e dell’immaginazione, della materia e della ragione – riattraversano la storia della definizione filosofica delle entità reali più importanti – Dio, Natura, Ragione, Uno – per mostrare un’opposizione fondamentale: l’opposizione fra la fusione speculativa apportata dal pensiero neoplatonico-aristotelico (antico, moderno e contemporaneo), attenta alla difesa della necessità ordinata di un mondo unico, e la liberazione speculativo-pratica bruniana, attenta a far rivivere la coscienza dell’infinito, in noi e fuori di noi. (shrink)
La meccanica quantistica è una delle più grandi conquiste intellettuali del xx secolo. Le sue leggi regolano il mondo atomico e subatomico e si riverberano su una miriade di fenomeni del mondo macroscopico, dalla formazione dei cristalli alla superconduttività, dalle proprietà dei fluidi a bassa temperatura agli spettri di emissione di una candela che brucia o di una supernova che esplode, dai meccanismi di combustione della fornace solare ai principi di base delle nanotecnologie. Non c’è quasi nulla nel mondo che (...) ci circonda su cui non soffi l’alito delle leggi quantistiche. Tuttavia, per come è usualmente presentata nei libri di testo, la meccanica quantistica è sostanzialmente un’insieme di regole per calcolare le distribuzioni di probabilità dei risultati di qualunque esperimento (nel dominio di validità della meccanica quantistica). In quanto tale, non ci fornisce direttamente una descrizione della realtà. Una descrizione della realtà, cioè un’ontologia, dovrebbe dirci che cosa c’è nel mondo e come si comporta, quali sono i processi che si realizzano a livello microscopico e, di conseguenza, fornirci una spiegazione del formalismo quantistico. (shrink)
Quasi al termine della seconda guerra mondiale, alcuni ufficiali tedeschi diedero l’ordine di abbattere le storiche torri di San Gimignano; tutto pareva ormai deciso, quando un gruppo di civili riuscì con successo a ritardare l’esecuzione fino all’arrivo delle truppe alleate. Grazie a quei civili, le torri di San Gimignano sono ancora ben visibili a tutti, meta ogni anno di numerosi turisti; ma che cosa dire della possibilità che oggi esistessero soltanto le loro macerie? Esse rientrano in quella classe di cose (...) che chiamerò oggetti possibili, ovvero sono oggetti che avrebbero potuto esistere, ma per un qualche motivo non sono esistiti. Proprio di essi parlerò nelle prossime pagine, cercando di capire quale sia il loro statuto ontologico e in quale modo possiamo parlarne usando le espressioni del nostro linguaggio.1 Come vedremo, ci sono varie teorie che spiegano cos’è un oggetto possibile, tra loro anche molto diverse. Compito di ciascuna è quello di motivare e, se necessario, rendere plausibile una scelta filosofica. Quindi, ogni teoria degli oggetti possibili, attribuirà loro un preciso statuto ontologico e provvederà una semantica delle espressioni del linguaggio naturale sulla possibilità. Nelle poche pagine che seguono però, non scenderò nei dettagli di tutte le teorie della possibilità; piuttosto, ne considererò una particolarmente controversa e singolare: quella sostenuta da David K. Lewis. (shrink)
Secondo un recente bilancio della filosofia del Novecento di Rossi e Viano, nel nostro secolo «il successo maggiore è toccato alle dottrine filosofiche che si sono proposte di offrire alternative alla conoscenza tecnico-scientifica e che sostengono la possibilità di alleggerire i vincoli che il sapere positivo porrebbe al modo di pensare e ai progetti di azione»2. Tali dottrine prospettano un ritorno all’antica metafisica, a cui «si ricorre non come a una forma di sapere sistematico, bensì come alla testimonianza di una (...) possibilità di pensare qualcosa che vada al di là del sapere positivo»3. Perciò il Novecento si è concluso con la vittoria, se non del «duro conservatorismo di Heidegger», almeno di «un più blando tradizionalismo, che si limita a sostenere il primato della cultura umanistica tradizionale rispetto alla cultura tecnico-scientifica»4. Per Rossi e Viano la filosofia del Novecento ha avuto questo esito poiché è risultata insostenibile la convinzione, diffusa nella filosofia analitica all’inizio degli anni Trenta, «che la filosofia avesse imboccato la strada giusta per inserirsi nel mondo del sapere scientifico specializzato»5. Dopo «che si era affermata la specializzazione del sapere, la filosofia aveva cercato di stabilire una posizione di dominio legandosi a quelle che erano sembrate le discipline titolari di un qualche primato: ora a quelle matematiche, ora a quelle naturalistiche, ora a quelle storiche»6. Essa, inoltre, aveva cercato di accreditare l’idea che l’analisi logica delle teorie scientifiche fosse comunque lo strumento più attendibile per fare filosofia. Questo tentativo della filosofia analitica, però, è fallito, e così nella cultura contemporanea è diventato chiaro che non «ci sono legami particolarmente stretti tra la filosofia e qualche scienza particolare»7. Insieme all’idea che esistesse un legame privilegiato tra la filosofia e qualche scienza particolare, «la cultura filosofica del Novecento respingeva anche l’idea che l’analisi logica delle teorie scientifiche fosse comunque lo strumento più attendibile per fare filosofia»8.. (shrink)
La discussione generale sulla filosofia della scienza contemporanea è complicata dal numero e dall’eterogeneità delle scienze, mentre lo studio di temi specifici porta inevitabilmente a dissertazioni specialistiche che mancano nel dare ragione della trama di senso sottostante. Questo Piccolo trattato di epistemologia intende occupare uno spazio vuoto, proponendo alcuni temi chiave per la comprensione dei meccanismi alla base della conoscenza scientifica: i rapporti tra filosofia e scienze, siano esse naturali o umane; la complessa relazione tra fatti e valori; la distinzione (...) tra scoperta e giustificazione; la necessità di un discorso etico sulla ricerca, che chiami in causa categorie come fiducia, empatia, altruismo ed egoismo. Con un approccio chiaro e rigoroso, il volume intende rivolgersi a quell’ampia fascia di pubblico interessata alle tematiche centrali dell’epistemologia, della filosofia e delle scienze. (shrink)
Le relazioni spaziali tra gli oggetti che ci circondano nel nostro microcosmo quotidiano o nel macroambiente delle posizioni geografiche e le proprietà spaziali di tali oggetti, come forma e dimensione, sono un soggetto di ricerca privilegiato per quei settori delle scienze cognitive che mirano a rappresentare fedelmente le competenze degli agenti umani. Gran parte del nostro comportamento è descrivibile in termini spaziali: pianifi- chiamo azioni, cerchiamo di eseguirle secondo i nostri piani (eventualmente superando ostacoli imprevisti), ne controlliamo lo svolgimento attraverso (...) un sofisticato sistema percettivo che, evidentemente, dispone di una componente non secondaria per la rappresentazione spaziale e il riconoscimento delle forme. Questi comportamenti spesso sono coadiuvati da ragionamenti e deduzioni («Se Paolo è a destra di Matteo e a sinistra di Holly, allora Holly è a destra di Matteo», «Se il cucchiaio è nella tazza e la tazza è nella credenza, il cucchiaio è nella credenza»). La stessa interpretazione del linguaggio naturale richiede un’adeguata semantica per le espressioni spaziali, presenti non solo nel lessico ma anche, significativamente, nel sistema delle preposizioni (“in”, “su”, “tra”). Allorché quindi si cerca di rendere esplicito questo complesso sistema di competenze, si vorrebbe—idealmente—fondere le diverse componenti (pianificazione, azione, percezione, ragionamento deduttivo, linguaggio naturale) in un quadro unitario e armonico. Se ci si chiede di accertare se il cucchiaio è nella credenza, abbiamo bisogno di comprendere quello che ci vien chiesto, di progettare un’azione di verifica, di osser- vare una certa relazione spaziale, di inferire una certa conclusione, e il contenuto di queste diverse competenze deve poter fluire dall’una all’altra attività mantenendosi (abbastanza) invariato. Naturalmente i contributi al progetto di una rappresentazione adeguata delle competenze spaziali vengono da settori diversi e spesso di difficile armonizzazione —logica, matematica, filosofia, psicologia della percezione, neurofisiologia, semantica (vedi l’ampia selezione di contributi in [10]).. (shrink)
Le relazioni spaziali tra gli oggetti che ci circondano nel nostro microcosmo quotidiano o nel macroambiente delle posizioni geografiche e le proprietà spaziali di tali oggetti, come forma e dimensione, sono un soggetto di ricerca privilegiato per quei settori delle scienze cognitive che mirano a rappresentare fedelmente le competenze degli agenti umani. Gran parte del nostro comportamento è descrivibile in termini spaziali: pianifi- chiamo azioni, cerchiamo di eseguirle secondo i nostri piani (eventualmente superando ostacoli imprevisti), ne controlliamo lo svolgimento attraverso (...) un sofisticato sistema percettivo che, evidentemente, dispone di una componente non secondaria per la rappresentazione spaziale e il riconoscimento delle forme. Questi comportamenti spesso sono coadiuvati da ragionamenti e deduzioni («Se Paolo è a destra di Matteo e a sinistra di Holly, allora Holly è a destra di Matteo», «Se il cucchiaio è nella tazza e la tazza è nella credenza, il cucchiaio è nella credenza»). La stessa interpretazione del linguaggio naturale richiede un’adeguata semantica per le espressioni spaziali, presenti non solo nel lessico ma anche, significativamente, nel sistema delle preposizioni (“in”, “su”, “tra”). Allorché quindi si cerca di rendere esplicito questo complesso sistema di competenze, si vorrebbe—idealmente—fondere le diverse componenti (pianificazione, azione, percezione, ragionamento deduttivo, linguaggio naturale) in un quadro unitario e armonico. Se ci si chiede di accertare se il cucchiaio è nella credenza, abbiamo bisogno di comprendere quello che ci vien chiesto, di progettare un’azione di verifica, di osser- vare una certa relazione spaziale, di inferire una certa conclusione, e il contenuto di queste diverse competenze deve poter fluire dall’una all’altra attività mantenendosi (abbastanza) invariato. (shrink)
Kleene comincia la sezione §60 di Introduction to metamathematics considerando la questione se la matematica informale, e specialmente la teoria intuitiva dei numeri sia formalizzabile. Il classico teorema di G¨.
RINGRAZIAMENTI Questo libro è l'ampliamento e la prosecuzione della prima parte della tesi per il conseguimento del titolo di dottore di ricerca da me ...
Il passo della Retorica (1358 a 10-21) dove è introdotta la distinzione óo e i' è uno dei più controversi dell'opera aristotelica. Il presente lavoro propone un chiarimento della natura e del ruolo di óo e i' nella costruzione di un'argomentazione dialettico-retorica. Tale chiarimento viene presentato attraverso un confronto tra Topici e Retorica che, se pur espressamente evidenziato da Aristotele stesso, sembra essere stato trascurato da quanti si sono occupati dell'esegesi di tale sezione della Retorica.
Giulio Preti’s third book, Praxis ed empirismo, appeared in 1957. The present paper, written on the occasion of 50 years since its publication, deals with its first chapter, in which the extraction of basic ideas of logical empiricism, pragmatism and historical materialism leads to a Program for a democratic culture pivoting on the role of scientific education. The main tenets of this Program are listed and the resulting role of philosophy, as “philosophy of culture”, is analysed and discussed.
The relation between seeing, knowledge, and language has concerned philosophers and artists throughout history. The current article examines the relation between word, image, and knowledge in some prominent Renaissance artworks. It is argued that the shift from revelatory truth in the word to evidence in “seeing the real” as Leonardo da Vinci (1452 -1519) argues in his writings, marks a moment in history in which the human being takes center stage as the interpreter of knowledge. In the search for (...) perfect proportionality and beautiful harmony, Renaissance artists, therefore, did not just create an aesthetic dimension yet were central in a process leading to a reevaluation and alternative modes of knowledge about the human being. (shrink)
Alcuni commentatori della filosofia di Smith hanno osservato che la relazione tra la sua teoria morale e le sue credenze teologiche è “estremamente difficile da districare”1 . Una ragione ovvia di questo sta nel fatto che in nessuna delle opere di Smith troviamo una qualche discussione dettagliata di questioni teologiche sia di natura metafisica che morale. Non è perciò possibile usare altri scritti di Smith come strumento per chiarire le sue concezioni nella Theory of Moral Sentiments 2a proposito della relazione (...) tra etica e religione 3. Al di là di questo, i dati biografici sulla vita di Smith e i suoi atteggiamenti e pratiche religiose non risolvono tale questione in un senso o nell’altro. Le evidenze disponibili, come generalmente presentate , suggeriscono che sebbene Smith non era completamente ortodosso secondo i criteri dei contemporanei , non ha manifestato però orientamenti e impegni che fossero evidentemente o significativamente irreligiosi. (shrink)
È una credenza diffusa che i marchi di origine (DOCG, DOC, DOP, IGT, IGP e PAT, rispettivamente: di origine controllata e garantita; di origine controllata; di origine protetta; indicazione geografica tipica; indicazione geografica protetta; prodotti agroalimentari tradizionali) siano di grande utilità sia per i consumatori che per i produttori: certificando l’origine e il metodo di produzione di un prodotto, essi ne garantiscono una certa qualità di fronte al consumatore. Ma è proprio così? Che cosa giustifica l’introduzione di un marchio di (...) origine? Quanto sostengo qui di seguito è che, sebbene non credo si possa negare che i marchi di origine segnalino anche una certa qualità di un prodotto, forse non sono il modo migliore per farlo. Di fatto, per il consumatore, i marchi non garantiscono niente che vada oltre alla qualità richiesta affinché la certificazione venga rilasciata; ma, al contempo, in quanto forme di protezionismo, favoriscono certi produttori, prevenendo l’utilizzo della denominazione a chi offre un prodotto di qualità analoga o superiore, ma provienente da una zona priva di tradizioni. In altre parole: se vi sono prodotti equiparabili per qualità e gusto ad un dato prodotto di origine, e possibilmente più economicamente vantaggiosi, il consumatore non avrà modo di accorgersene dalla sola nomenclatura. Quindi: i marchi di origine sono (talvolta) un ostacolo all’acquisto e al godimento dei prodotti migliori al miglior prezzo. Talvolta: questo deve essere ben sottolineato, poiché in certi casi (per esempio quello dei PAT) il prodotto certificato dal marchio ha un mercato talmente di nicchia da costituire un tuttuno tra qualità e origine. (Si potrebbe aggiungere che le certificazioni dei marchi non sono sempre ottenute attraverso procedure affidabili. Non insisterò oltre su questo punto, per il quale si rimanda a: Paolo Conti, La leggenda del buon cibo italiano e altri miti alimentari contemporanei, Fazi Editore, 2006; Peter Singer e Jim Mason: The Way We Eat.. (shrink)
Oggi il libro elettronico imita il libro a stampa come i primi incunaboli imitavano i manoscritti, l’esplosione delle modalità di comunicazione elettroniche è altrettanto rivoluzionaria di quello che fu l’invenzione della stampa a caratteri mobili centinaia di anni fa, e il lettore contemporaneo ha altrettante difficoltà ad assimilare gli e-book di quante ne ebbero i lettori del Quattrocento a familiarizzare con gli incunaboli. Siamo in un periodo nel quale testo a stampa e testo digitale coesistono e sicuramente continueranno a farlo (...) per qualche altro tempo ancora. Non pretendiamo dunque a tutti i costi di analizzare in termini dualistici ( o carta o digitale ) un fenomeno che è ancora in corso e basandoci invece su quello che ci insegna la storia del libro proviamo piuttosto a riconoscere che oggi stiamo assistendo a un cambiamento che almeno per un verso è effettivamente inedito perché, per la prima volta nella storia, avviene simultaneamente su più piani, con la trasformazione contemporanea del supporto della scrittura, della tecnica della sua riproduzione, delle modalità della sua diffusione e infine dei modi di leggere. Tutto il circuito della comunicazione editoriale classicamente intesa è messo in discussione e con il digitale il mercato librario è destinato a crescere, ma attraverso una grande mutazione delle sue logiche di funzionamento. Today, the e-book imitate the printed book exactly as the first incunabula once imitated the manuscripts; the explosion of the electronic communication is just as revolutionary as it was the invention of the movable type printing hundreds of years ago; and the contemporary reader is facing, with the e-book, the same difficulty than the readers of the fifteenth century have had with the incunabula. We are in a period in which paper and digital definitely coexist and they surely will continue to do it for a few more years to come. So, rather than insisting on analyze in dualistic terms (or paper or digital) a phenomenon that is still in progress, and relying instead on what we learn from the history of the book, we should try to recognize that today we are witnessing a change that at least in one way is actually different because, for the first time in history, it takes place at the same time on several levels, with the simultaneously transformation of the writing's media , the technique of its reproduction, the way of its spread , and finally the practice of reading . The classic communication circuit is being revisited, and the editorial market is meant to grow in the digital era, but throughout a big change in its behavior. (shrink)
La diffusione del libro nel Medioevo potrebbe essere riletta alla luce di una metafora attuale sebbene non scevra di aspetti dialettici: quella della “rete”. All’ubicazione spazio-temporale del libro nei monasteri medievali, contraddistinta da fisicità e permanenza, si sotituisce oggi un formato digitale e virtuale, che porta ad una sorta di decontestualizzazione e alla continuità del flusso di informazioni, contribuendo alla diffusione capillare del sapere. L’ottica di universalità e globalità accomuna tuttavia entrambe le epoche. Alcuni concetti-chiave dell’informatica potrebbero infatti declinarsi in (...) ambito medievale: Server-Client per la raccolta, la conservazione e la trasmissione delle conoscenze da parte dei monasteri, quali centri del sapere in Europa, agli uomini di cultura; Firewall, per alludere alla necessità di tutelare i manoscritti, mediante la copiatura e la diffusione dei codici; Community, ad indicare non solo la comunità religiosa o monastica in senso stretto, bensì l’apertura ad una costruzione del sapere mediante un’azione partecipativa. I problemi dell’autenticità delle fonti, dell’acriticità delle informazioni e la pratica delle citazioni trovano un precedente significativo nelle Sententiae di Pietro Lombardo: una sorta di “biblioteca virtuale” grazie alla collezione di passi dalla Sacra Scrittura e da fonti latine e greche, paragonabile a un moderno modello enciclopedico di sapere. The diffusion of the book in the Middle Ages could be critically read through a modern metaphor: the “net”. The space-temporal coordinates of the book shift from being physical and permanent in the Medieval monasteries, to being de-contextualized and continue in the flow of information of digital and virtual format. However the universal and global perspective is common to the contemporary and the Medieval periods. In fact some key-words of computer science could be applied to the Medieval context: Server-Client, for the collection, the preservation and the transmission of knowledge from monasteries, as cultural centers in Medieval Europe, to men of culture; Firewall, for the necessary protection of manuscripts, through copying and diffusing codes; Community, referred not only to the monastic and religious groups, but also to an open sharing of the building of knowledge. Problems like the authenticity of the sources, the lack of criticality in the reception of data, and the practice of quotations are well represented in Peter Lombard’s Sententiae: this work can be compared to a modern encyclopedia thanks to the collection of passages from the Holy Scripture and from Latin and Greek sources, as well as a “virtual library”. (shrink)
Il brano del "Fedro" (269el-270c5) in cui è menzionato Ippocrate e il suo metodo è uno dei più controversi dell'opera platonica. Alcuni studiosi si sono serviti degli scolî antichi al dialogo, tramandati sotto il nome del neoplatonico Ermia (V sec. d. C.), per sostenere che il metodo in questione non implica un'indagine preliminare dell'universo. È tuttavia utile (oltreché finora intentato) ripercorrere quanto l'esegeta neoplatonico dice a proposito dell'intero brano in questione per constatare come egli, al contrario, ne fornisca un'interpretazione cosmologica, (...) sulla base della significazione tecnica di ἡ ὅλη ψυχή come "anima dell'universo". In ogni caso l'esegesi di Ermia risulta essere non una semplice parafrasi grammaticale del testo platonico, ma anche una sua riformulazione filosofica nei termini della dottrina neoplatonica, la quale è estremamente complessa anche nel caso dell'anima umana. (shrink)
Questa ricerca, attraverso alcune letture incrociate di Michel Foucault e di Claude Lévi-Strauss, mette in luce l’attualità di due grandi pensatori che pongono al centro delle loro teorie il tema della distanza, dell’altro da sé e del ritorno a sé per comprendere il ruolo del soggetto nella civiltà occidentale. Al di là delle rilevanti differenze che li contraddistinguono, Foucault e Lévi-Strauss percorrono due cammini teorici volti a decostruire il rapporto tra verità e soggetto nella civiltà occidentale adottando una prospettiva della (...) distanza e dell’allontanamento da sé, quali tecniche per comprendere se stessi. Da una parte il concetto foucaultiano di eterotopia, in quanto «spazio assolutamente altro», permette di comprendere i meccanismi attraverso i quali ci si proietta in un altrove senza luogo preciso per localizzare se stessi. Il campo dell’etnologia, sarà dunque letto attraverso la lente foucaultiana, quale «eterotopologia», o scienza eterotopica, per eccellenza. Dall’altra, questo concetto sarà analizzato alla luce di quello che Lévi-Strauss ha definito nel saggio sui Tre umanesimi una «tecnica dello straniamento», ovvero un metodo che permette di pensare se stessi grazie al confronto con l’Altro, con culture di altri luoghi ed altri tempi: per conoscere il soggetto che è l’uomo, non si può non prescindere da un lavoro di continui raffronti e paragoni tra diverse società nel tempo e nello spazio. (shrink)
The transformation of the text from the pre-information technology and Gutenberg modes to the model marked by information or digital technology is such that it substantially changes not only the concept of the text but also the nature of philology itself. This paper presents and discusses the problems encountered in producing a digital edition of the Zibaldone Laurenziano, Giovanni Boccaccio’s handwritten manuscript conserved in the Laurenziana Library in Florence (Pluteo XXIX, 8). The Medieval text in general, and even more with (...) the case of a zibaldone-type text, has intrinsic characteristics that clash with the immobility and definitive nature typical of the print text. The digital edition has been defined by Lebrave as the “critical edition of the 21st century.” It can be based on hypertextuality and hypermediality, using the internet as a resource, and is perfectly able to render textual movement, restoring the text to its specific mobility. Il passaggio del testo dalla modalità pre-informatica e gutemberghiana, a quella segnata dall’informatica o digitale è tale da cambiare sostanzialmente non solo il concetto di testo ma anche la natura stessa della filologia. Il saggio presenta e discute i problemi incontrati nel lavoro volto a stabilire un’edizione critica informatizzata dello Zibaldone Laurenziano, manoscritto autografo di Giovanni Boccaccio, conservato alla Biblioteca Laurenziana di Firenze (Pluteo XXIX, 8). Il testo medievale (e ancor più un testo del tipo-zibaldone) presenta delle caratteristiche intrinseche che entrano in contraddizione con l’immobilità e la natura definitiva tipiche del testo a stampa. L’edizione informatizzata, quella che si può basare sull’ipertestualità, sull’ipermedialità e sul ricorso alla rete, quella che Jean-Louis Lebrave ha definito come “l’édition critique au XXI.e siècle” (Lebrave 127), è perfettamente in grado di rendere il movimento testuale, restituendo al testo la sua rigorosa mobilità. (shrink)
This paper addresses the modern crisis of the philosophical project that conceived of literature as mathesis universalis. In the digital universe, literature maintains its relationship with truth, which is no longer considered as transcending the process of knowing, but as given in unity with it. The new statute of the text is captured well by Carlo Sini’s idea of “foglio-mondo” (“world-page”). Sini suggests that the desacralized text is not situated “outside” of truth; it does not become, as happens in many (...) postmodern thinkers, play, deceit, and gratuitous narration. Rather, “foglio-mondo” is the text freed from the tutelage of transcendental truth to become an “event” of truth. Questo intervento affronta il problema della crisi moderna del progetto filosofico della letteratura come mathesis universalis. Nell'universo digitale la letteratura mantiene il suo rapporto con la verità che non viene più considerata trascendente il processo della conoscenza, ma data in unità ad esso. Il nuovo statuto del testo è bene indicato dall'espressione di Carlo Sini “foglio-mondo." Il testo desacralizzato non viene a situarsi per Sini “fuori” dalla verità, non diventa, come in tanti pensatori postmoderni, gioco, menzogna, narrazione gratuita. Il “foglio-mondo” è piuttosto il testo che si è liberato dalla tutela della verità trascendente per diventare “evento” di verità. (shrink)
When we thus despair of finding any force upon earth which can check the triumph of injustice, we naturally appeal to heaven, and hope, that the great Author of our nature will himself execute hereafter, what all the principles which he has given us for the direction of our conduct, prompt us to attempt even here … And thus we are led to the belief of a future state, not only by the weaknesses, by the hopes and fears of human (...) nature, but by the noblest and best principles which belong to it, by the love of virtue, and by the abhorrence of vice and injustice. (shrink)
Nel 2011 sono mancati Paolo Lucentini e Alfonso Maierù. Nel ricordarne la vicenda umana e professionale come ricercatori e come docenti, questo articolo intende mettere in luce in particolare il contributo che essi hanno dato alla Storia del pensiero medievale accompagnando gli studi dottrinali con importanti edizioni di testi inediti. Paolo Lucentini and Alfonso Maierù passed away in 2011. This article, in remembrance of their personal and professional roles as researchers and teachers, will highlight the contributions that they made to (...) the history of medieval thought, showing how they combined doctrinal studies with important editions of unedited texts. (shrink)
Girola, Stefano Review(s) of: In Difesa Di Pio XII: Le Ragioni Della Storia, by G.M. Vian, ed., (Venice: Marsilio Editori, 2009), pp.167, 13, ISBN 978-88-317-9767-2.
Mauro Zonta's long awaited work Il Commento medio di Averroè alla Metafisica di Aristotele nella tradizione ebraica is really three books in one: a historical and philological account of the two medieval Hebrew translations of Averroes' Middle Commentary on Aristotle's Metaphysics and editions of both translations. The Arabic of Averroes' Middle Commentary on Aristotle's Metaphysics is not extant apart from a few fragments (see vol. 1, pp. 13-5). Nor is there a direct Latin translation of the Arabic—indeed, Zonta states that (...) there is no evidence of reliable citations of the work by any Latin authors (vol. 1, p. 18). Zonta's book, then, presents the only way of accessing Averroes' monumental work in its .. (shrink)
Mauro Zonta's long awaited work Il Commento medio di Averroè alla Metafisica di Aristotele nella tradizione ebraica is really three books in one: a historical and philological account of the two medieval Hebrew translations of Averroes' Middle Commentary on Aristotle's Metaphysics and editions of both translations. The Arabic of Averroes' Middle Commentary on Aristotle's Metaphysics is not extant apart from a few fragments (see vol. 1, pp. 13-5). Nor is there a direct Latin translation of the Arabic—indeed, Zonta states that (...) there is no evidence of reliable citations of the work by any Latin authors (vol. 1, p. 18). Zonta's book, then, presents the only way of accessing Averroes' monumental work in its .. (shrink)
Questo articolo cerca di esplorare il rapporto tra parrēsia ed exemplum negli ultimi Corsi al Collège de France di Michel Foucault. A partire da L’ermeneutica del soggetto , viene analizzato il campo semantico e pratico relativo alla direzione di coscienza stoica ed epicurea, in cui Foucault oppone la parrēsia all’adulazione e alla retorica per collocarla invece all’interno di un’importante serie di concetti: la paradosis (la trasmissione dei discorsi di verità), il kairos (il momento giusto, la circostanza opportuna) e l’exemplum definito (...) come «il cuore della parrēsia » poiché esso assicura l’ adæquatio tra il soggetto di enunciazione e il soggetto di comportamento che si conforma alla verità espressa dal primo. Successivamente, viene posta l’attenzione sul legame tra parrēsia ed exemplum nell’ultimo Corso, Il coraggio della verità , per mettere in evidenza un’importante riconfigurazione all’interno della parrēsia cinica, in cui l’esempio appare come una categoria etica basata sulla permanenza e sull’identità a sé. Pertanto, esso si rivela inadeguato per questo regime aleturgico della parrēsia cinica, che invece consiste in un atteggiamento etico sperimentale, una mise à l’épreuve cui sottomettere la vita per arrivare a una trasformazione politica del mondo attraverso una continua e scandalosa provocazione degli altri, in grado di mettere in discussione la percezione di norme culturali e di abitudini consolidate. (shrink)
Seen | Unseen is a deep, richly illustrated, and erudite analysis of the interconnections between science and the visual arts. Martin Kemp explores the responses of artists, scientists, and their instruments, to the world - ranging from early representations of perspective, to pinhole cameras, particle accelerators and the Hubble telescope. -/- From Leonardo, Durer, and the inventors of photography to contemporary sculptors, and from Galileo and Darwin to Stephen J. Gould, Kemp considers the way in which scientists and artists (...) have perceived the world and responded to its patterns, and sees common 'structural intuitions' reflected in their work. (shrink)
La cultura contemporanea è di solito denominata post-moderna. Essa si colloca nei confronti della modernità in un modo dialettico, assumendo l'ispirazione moderna ma criticandone alcune delle sue pretese. Il risultato è un contesto con luci e ombre in cui emergono importanti sfide, tra cui: il ricupero di una ragione non unilaterale e il superamento dei riduzionismi sociali e antropologici provocati dalla secolarizzazione. Se l'emarginazione della religione e l'indifferentismo religioso – fenomeni propri del processo di secolarizzazione – provocano un vuoto nell'uomo, (...) una sensibilità religiosa di carattere funzionale e individualista si rivela insufficiente in termini antropologici e religiosi. Di fronte a queste sfide, la fede cristiana si pone come istanza che permette l'apertura alla verità ( credo ut intelligam ) e offre la salvezza all'uomo nel ricondurlo all'amore di Dio. (shrink)
La nota entra in dialogo con il saggio di Francesco Emmolo e cerca di comprendere la proposta di Enzo Paci all’interno di una domanda sul “soggetto della conoscenza”. Di esso la storia della filosofia ha presentato molteplici immagini, che entrano in un confronto critico con la comprensione “quotidiana” della relazione conoscitiva.
The present study discusses the early theoretical development of Konrad Lorenz in the period from 1930 to 1937. In this period Lorenz developed his position on instinct in the first place, and thus his theoretical views were subject to change. Despite this change, the paper points to relatively stable features of Lorenz’s approach, which emerged relatively soon in his scientific career and guided his theoretical development in this and beyond this early phase.