The present studies examined whether implied tactile properties during language comprehension influence subsequent direct tactile perception, and the specificity of any such effects. Participants read sentences that implicitly conveyed information regarding tactile properties (e.g., Grace tried on a pair of thick corduroy pants while shopping) that were either related or unrelated to fabrics and varied in implied texture (smooth, medium, rough). After reading each sentence, participants then performed an unrelated rating task during which they felt and rated the texture of (...) a presented fabric. Results demonstrated that the texture properties implied in sentences influence direct tactile perception. Specifically, after reading about a smooth or rough texture, subsequent fabric ratings became notably smoother or rougher, respectively. However, we also show that there was some specificity to these effects: Fabric-related sentences elicited more specific and interactive effects on subsequent ratings. Together, we demonstrate that under certain circumstances, language comprehension can prime tactile representations and affect direct tactile perception. Results are discussed with regard to the nature and scope of multimodal mental simulation during reading. (shrink)
Secondo un recente bilancio della filosofia del Novecento di Rossi e Viano, nel nostro secolo «il successo maggiore è toccato alle dottrine filosofiche che si sono proposte di offrire alternative alla conoscenza tecnico-scientifica e che sostengono la possibilità di alleggerire i vincoli che il sapere positivo porrebbe al modo di pensare e ai progetti di azione»2. Tali dottrine prospettano un ritorno all’antica metafisica, a cui «si ricorre non come a una forma di sapere sistematico, bensì come alla testimonianza di (...) una possibilità di pensare qualcosa che vada al di là del sapere positivo»3. Perciò il Novecento si è concluso con la vittoria, se non del «duro conservatorismo di Heidegger», almeno di «un più blando tradizionalismo, che si limita a sostenere il primato della cultura umanistica tradizionale rispetto alla cultura tecnico-scientifica»4. Per Rossi e Viano la filosofia del Novecento ha avuto questo esito poiché è risultata insostenibile la convinzione, diffusa nella filosofia analitica all’inizio degli anni Trenta, «che la filosofia avesse imboccato la strada giusta per inserirsi nel mondo del sapere scientifico specializzato»5. Dopo «che si era affermata la specializzazione del sapere, la filosofia aveva cercato di stabilire una posizione di dominio legandosi a quelle che erano sembrate le discipline titolari di un qualche primato: ora a quelle matematiche, ora a quelle naturalistiche, ora a quelle storiche»6. Essa, inoltre, aveva cercato di accreditare l’idea che l’analisi logica delle teorie scientifiche fosse comunque lo strumento più attendibile per fare filosofia. Questo tentativo della filosofia analitica, però, è fallito, e così nella cultura contemporanea è diventato chiaro che non «ci sono legami particolarmente stretti tra la filosofia e qualche scienza particolare»7. Insieme all’idea che esistesse un legame privilegiato tra la filosofia e qualche scienza particolare, «la cultura filosofica del Novecento respingeva anche l’idea che l’analisi logica delle teorie scientifiche fosse comunque lo strumento più attendibile per fare filosofia»8.. (shrink)
Le relazioni spaziali tra gli oggetti che ci circondano nel nostro microcosmo quotidiano o nel macroambiente delle posizioni geografiche e le proprietà spaziali di tali oggetti, come forma e dimensione, sono un soggetto di ricerca privilegiato per quei settori delle scienze cognitive che mirano a rappresentare fedelmente le competenze degli agenti umani. Gran parte del nostro comportamento è descrivibile in termini spaziali: pianifi- chiamo azioni, cerchiamo di eseguirle secondo i nostri piani (eventualmente superando ostacoli imprevisti), ne controlliamo lo svolgimento (...) attraverso un sofisticato sistema percettivo che, evidentemente, dispone di una componente non secondaria per la rappresentazione spaziale e il riconoscimento delle forme. Questi comportamenti spesso sono coadiuvati da ragionamenti e deduzioni («Se Paolo è a destra di Matteo e a sinistra di Holly, allora Holly è a destra di Matteo», «Se il cucchiaio è nella tazza e la tazza è nella credenza, il cucchiaio è nella credenza»). La stessa interpretazione del linguaggio naturale richiede un’adeguata semantica per le espressioni spaziali, presenti non solo nel lessico ma anche, significativamente, nel sistema delle preposizioni (“in”, “su”, “tra”). Allorché quindi si cerca di rendere esplicito questo complesso sistema di competenze, si vorrebbe—idealmente—fondere le diverse componenti (pianificazione, azione, percezione, ragionamento deduttivo, linguaggio naturale) in un quadro unitario e armonico. Se ci si chiede di accertare se il cucchiaio è nella credenza, abbiamo bisogno di comprendere quello che ci vien chiesto, di progettare un’azione di verifica, di osser- vare una certa relazione spaziale, di inferire una certa conclusione, e il contenuto di queste diverse competenze deve poter fluire dall’una all’altra attività mantenendosi (abbastanza) invariato. Naturalmente i contributi al progetto di una rappresentazione adeguata delle competenze spaziali vengono da settori diversi e spesso di difficile armonizzazione —logica, matematica, filosofia, psicologia della percezione, neurofisiologia, semantica (vedi l’ampia selezione di contributi in [10]).. (shrink)
Le relazioni spaziali tra gli oggetti che ci circondano nel nostro microcosmo quotidiano o nel macroambiente delle posizioni geografiche e le proprietà spaziali di tali oggetti, come forma e dimensione, sono un soggetto di ricerca privilegiato per quei settori delle scienze cognitive che mirano a rappresentare fedelmente le competenze degli agenti umani. Gran parte del nostro comportamento è descrivibile in termini spaziali: pianifi- chiamo azioni, cerchiamo di eseguirle secondo i nostri piani (eventualmente superando ostacoli imprevisti), ne controlliamo lo svolgimento (...) attraverso un sofisticato sistema percettivo che, evidentemente, dispone di una componente non secondaria per la rappresentazione spaziale e il riconoscimento delle forme. Questi comportamenti spesso sono coadiuvati da ragionamenti e deduzioni («Se Paolo è a destra di Matteo e a sinistra di Holly, allora Holly è a destra di Matteo», «Se il cucchiaio è nella tazza e la tazza è nella credenza, il cucchiaio è nella credenza»). La stessa interpretazione del linguaggio naturale richiede un’adeguata semantica per le espressioni spaziali, presenti non solo nel lessico ma anche, significativamente, nel sistema delle preposizioni (“in”, “su”, “tra”). Allorché quindi si cerca di rendere esplicito questo complesso sistema di competenze, si vorrebbe—idealmente—fondere le diverse componenti (pianificazione, azione, percezione, ragionamento deduttivo, linguaggio naturale) in un quadro unitario e armonico. Se ci si chiede di accertare se il cucchiaio è nella credenza, abbiamo bisogno di comprendere quello che ci vien chiesto, di progettare un’azione di verifica, di osser- vare una certa relazione spaziale, di inferire una certa conclusione, e il contenuto di queste diverse competenze deve poter fluire dall’una all’altra attività mantenendosi (abbastanza) invariato. (shrink)
In questo saggio non sviluppo una tesi precisa, ma presento alcune osservazioni sull'olismo e molecolarismo che tentano di mostrare la praticabilita' del molecolarismo e vederne allo stesso tempo le difficoltà: (i) Mi interrogo sulla fortuna del dibattito sull'olismo degli ultimi anni, come ripresa e precisazione delle osservazioni fatte a suo tempo da Dummett nel suo libro su Frege. (ii) Richiamo alcune idee fregeane a proposito di linguaggi formali che definiscono una specie di olismo innocuo, e al contempo impongono una distinzione (...) tra olismo del significato e della competenza. (iii) Pongo il problema dell'allargamento di tali idee dai linguaggi formali al linguaggio naturale; propongo di applicare la distinzione tra significato e competenza alla differenza tra significato socialmente costruito e significato usato dai singoli; in tal modo individuo nell'idea di ''idioletto'' di Frege un problema cui ogni teoria del linguaggio deve rispondere. (iv) Sostengo che il molecolarismo risponde al problema dell'idioletto; difendo percio' la praticabilita' del molecolarismo messa in discussione dal saggio di Fodor e Lepore, in cui cerco di individuare il punto in cui hanno fuorviato il lettore nel credere alla impraticabilita' di tale prospettiva. (v) Sopo aver accennato ad alcuni problemi aperti nella proposta molecolarista di Dummett, presento una possibile interpretazione non olistica del pensiero di Wittgenstein, che pero' non risolve i problemi sopraccennati. (shrink)
This paper deals with one of the basic philosophical questions in modern cosmology: can the so-called Anthropic Principle , considered as an alternative to the classical teleology of creation, be an adequate explanation of the evidence that our universe is fine-tuned for the emergence of life and consciousness. The main problem with this principle is not its presumed teleology, as it is sometimes wrongly supposed, but quite the contrary: its intention to avoid teleological explanations by including the existence of many (...) universes ( multiverse ) into extended cosmological models. After having compared logical and cosmological many-worlds concepts, this paper reaches the conclusion that the ontological reality of the multiverse is an even more problematic presupposition than some properly revised version of teleological causality. This in itself does not imply the classical theistic explanation of creation, since it also yields a pantheistic explanation of the emergence of life and consciousness in our universe. (shrink)
Improvement in performance after the end of the training session, termed “Offline improvement,” has been shown in procedural learning tasks. We examined whether Offline improvement in learning a novel orthography depends on the type of reading instruction. Forty-eight adults received multisession training in reading nonsense words, written in an artificial script. Participants were trained in one of three conditions: alphabetical words preceded by direct letter instruction (Letter-Alph); alphabetical words with whole-word instruction (Word-Alph); and nonalphabetical (arbitrary) words with whole-word instruction (Word-Arb). (...) Offline improvement was found only for the Letter-Alph group. Moreover, correlation with a standardized measure of word reading ability showed that good readers trained in the Letter-Alph group exhibit greater Offline improvement, whereas good readers trained in the Word-Arb group showed greater Within-session improvement during training. These results suggest that different consolidation processes and learning mechanisms were involved in each group. We argue that providing a short block of direct letter instruction prior to training resulted in increased involvement of procedural learning mechanisms during training. (shrink)
Da Hegel fino a Bradley, l'attacco idealista ad una concezione pluralistica della realtà come una credenza non suffragata dalla verità delle cose si è valso dell'argomento semantico secondo il quale le espressioni indicali, su cui da ultimo riposerebbe tutta la valenza referenziale del linguaggio, non si riferiscono a segmenti discreti del reale ma si limitano ad esprimere universali. Dal versante ontologico opposto, Russell ha guidato la reazione all'idealismo assoluto (inaugurando così uno dei filoni di riflessione della filosofia analitica) facendo perno (...) proprio sulla capacità da parte di tali espressioni di designare direttamente atomi distinti di realtà. L'argomento idealista, nelle sue linee generali, funziona così. Anche ammesso che un termine singolare "N" non possa denotare un'entità reale finché non è disambiguato da un completamento indicale (del tipo "questo N"), un'operazione del genere è inutile perché un'espressione indicale è a sua volta incapace di designare univocamente un individuo. Quando uso "questo", ad es., un tale uso non designa alcunché perché ogni cosa è un questo e il questo in sé stesso non è alcun individuo. Quello che faccio in tale uso è piuttosto dare luogo all'espressione di un universale, nella fattispecie del concetto (individuale) di questità. L'argomento idealista è fallace. Ma la replica russelliana, che pure ha dalla sua tutta la forza del senso comune, non è in grado di metterlo fuori gioco integralmente. Infatti, entrambi assumono - l'uno come premessa all'interno di un ragionamento ad absurdum, l'altro come tesi positiva - che riferirsi mediante un indicale ad un individuo reale corrisponde a discriminarlo da tutti gli altri individui del suo dominio. Questo significa, in altre parole, che entrambi assumono la tesi dell'indistinzione di semantica ed epistemologia. Solo una dottrina che condivida le tesi semantiche di Russell sugli indicali ma non presupponga il collassare di semantica ed epistemologia può far decadere del tutto l'argomento idealista.. (shrink)
Si ritiene a volte che l'invenzione della stampa abbia innescato il cambiamento nel modo di concepire l'oggetto libro, segnando il passaggio dall'idea medievale a quella moderna. Occorre però tenere presente che esiste un'importante evoluzione interna al medioevo e che l'invenzione della stampa, per quanto fondamentale, è da inserire all'interno di questo processo più ampio, che a partire dal XII secolo circa trasforma l'uso e la funzione stessa della scrittura, rivoluziona il modo di leggere e di conseguenza il libro stesso, sia (...) concettualmente sia come oggetto fisico. L'approccio scelto per questo studio mira a risalire alle radici culturali dei cambiamenti nelle pratiche del lavoro intellettuale e, viceversa, a indagare se e come tali cambiamenti abbiano potuto influenzare, attraverso le opere stesse, la cultura dell'epoca. Il fenomeno oggetto specifico dell'indagine è l'autografia letteraria d'autore che, eccezionale nell'alto medioevo, è testimoniata da una nuova e ininterrotta serie di casi a partire dall'XI-XII secolo, per poi diffondersi nei secoli successivi. Il panorama culturale della fine del medioevo appare dunque caratterizzato dalla tensione tra una ricorrente aspirazione all'individualizzazione del rapporto tra l'autore e il suo testo, che si realizzava in un modello di produzione libraria basato su uno stretto controllo dell'autore sul prodotto finale, dal punto di vista sia filologico-testuale sia grafico e materiale, e l'opposta tendenza all'allentamento del controllo dell'autore sulla propria opera, come naturale conseguenza di una sempre più vasta circolazione dei testi ma anche di una diversa concezione del ruolo autoriale. It is generally believed that the invention of printing triggered a cultural change, marking the passage between the medieval idea of the book and the modern one. It should be noted, though, that there was an important evolution through the Late Middle Ages, and that the printing revolution, however crucial, must be placed inside the wider process that from the XIIth century onwards transformed the use and function of writing, of reading and, consequently, the book itself, both theoretically and physically. The aim of this study is to track the cultural roots of the changes in the practices of intellectual work and, viceversa, to determine whether and how such changes may have influenced, through the literary production, late medieval culture. I have focused on the phenomenon of literary autography which, very unusual in the Early Middle Ages, is attested by a new and uninterrupted series of examples from the XIth-XIIth centuries onwards. The cultural landscape of the end of the Middle Ages appears therefore marked by the tension between a recurring drive towards an individualisation of the relation between an author and his work and a strict control by the author over the final product (both philologically and graphically) and an opposite trend leading to the loosening of the author's control over his work, as a natural result of the circulation of the texts but also of a different idea of the authorial role. (shrink)
Les divers visages du mouvement. Questions phénoménologiques et ontologiques sur le rapport entre la perception, l’expression et le mouvement dans le cours de Merleau-PontyLe monde sensible et le monde de l’expressionLe cours professé par Merleau-Ponty dans l’année 1952-53 est encore inédit, mais grâce au travail de Emmanuel de Saint Aubert et Stefan Kristensen il est possible de le lire en transcription en vue de sa publication. Ce cours, inaugurant les leçons au Collège de France, contient des analyses détaillées concernant la (...) relation entre monde sensible perceptif et monde de l’expression (non seulement linguistique). Il s’agit d’analyses importantes, possédant un caractère programmatique en vue des recherches effectuées ensuite par Merleau-Ponty jusqu’à l’époque de Le visible et l’invisible. Au sein de cette analyse une place importante est réservée au thème du mouvement, d’abord étudié en tant que médiateur entre perception et pensée, mais vite devenu question centrale du cours.Merleau-Ponty aborde le problème du mouvement par rapport à sa manifestation, considérée comme originale et non pas réductible à des éléments plus fondamentaux qu’elle, tels que l’espace et du temps. Il étudie ensuite le sujet du mouvement, en le liant avec le concept de schéma corporel, ce qui est amplement illustré et contient des développements intéressants à l’égard de la Phénoménologie de la perception. Enfin il étudie la question de la représentation du mouvement dans la peinture et le cinéma.Toutes ces approches au problème du mouvement esquissent, sans le dire ouvertement, la question de sa signification ontologique. Dans cet essai, j’ai essayé d’articuler cette question, en essayant d’en extraire les différentes valeurs: celle relative au statut du mouvement, celle portant sur la relation entre le mouvement et la manifestation, à savoir la manifestation comme mouvement, et enfin celle de la pluralité de sens ontologique inhérente à la conception de Merleau-Ponty, avec une attention particulière aux concepts d’altération, métamorphose, trace de l’être.De la discussion des ses remarques tout aussi pénétrantes que réticentes on est amené à conclure que Merleau-Ponty a vu la possibilité d’une ontologie «cinétique», c’est à dire d’une signification ontologique radicale du mouvement, mais sans arriver à une formulation explicite de cette perspective. Perspective qui semble refaire surface dans les oeuvres et dans les leçons suivantes, sans jamais recevoir une définition accomplie.I molti volti del movimento. Problemi fenomenologici e ontologici relativi alla relazione tra percezione, espressione e movimento nel corso su Il mondo sensibile e il mondo dell’espressione di M. Merleau-PontyIl corso tenuto da Merleau-Ponty nell’anno accademico 1952-53 è ancora inedito ma grazie al lavoro di Emmanuel de Saint Aubert e Stefan Kristensen è ora divenuto possibile leggerne la trascrizione in vista della sua pubblicazione. Questo corso, inaugurale delle lezioni al Collège de France, contiene analisi dettagliate relative al problema del rapporto tra mondo sensibile percettivo e mondo dell’espressione (anche ma non soltanto linguistica). Si tratta di analisi importanti anche per il carattere programmatico che esse posseggono in riferimento alle successive indagini condotte da Merleau-Ponty fino all’epoca della redazione di Il visibile e l’invisibile. All’interno di tali analisi un posto importante è riservato al tema del movimento, inizialmente indagato nella sua valenza di mediazione tra percezione e pensiero, ma presto assurto a tema centrale della riflessione.Merleau-Ponty discute il problema del movimento in relazione alla sua manifestazione, ritenuta originaria e non riconducibile, o peggio riducibile, a elementi più fondamentali come lo spazio e il tempo. Indaga poi il soggetto del movimento, articolandolo in connessione alla nozione di schema corporeo, che viene illustrata ampiamente e contiene interessanti sviluppi rispetto a Fenomenologia della percezione. Infine studia la questione della rappresentazione del movimento in pittura e nel cinema.Tutti questi approcci al movimento delineano, senza esplicitarla apertamente, la questione della valenza ontologica del movimento. In questo saggio ho provato ad articolare tale questione cercando di estrarne le diverse valenze: quella relativa allo statuto del movimento, quella concernente il nesso tra movimento e manifestazione, ossia la manifestazione come movimento; infi ne quella della pluralità di sensi ontologici intrinseca alla trattazione di Merleau-Ponty, con un’attenzione particolare per le nozioni di alterazione, metamorfosi, traccia d’essere.Dall’analisi di queste osservazioni insieme penetranti e reticenti mi pare di poter concludere che Merleau-Ponty abbia intravisto la possibilità di una ontologia “cinetica”, cioè di un significato ontologico radicale del movimento, senza però arrivare ad una formulazione esplicita di tale prospettiva. Prospettiva che sembra a tratti riaffiorare nelle opere e nelle lezioni successive, senza mai ricevere una compiuta definizione. (shrink)
Experimental Phenomena of Consciousness is the definitive collection of consciousness phenomena in which awareness emerges as an experimental variable.
Definition and Concept (Aristotelian Definition Vindicated)The modern (Russellian) theory of definition conceives definitions as abbreviations, so that the question of adequateness (let alone of truth-value) of definitions becomes meaningless. In this paper we show that beside Russellian conception of definitions understood as abbreviations, there is an Aristotelian conception, which exploits the notion of essence and that this conception can be rehabilitated from the standpoint of the modern logic (in particular by means of Pavel Tichý’s Transparent Intensional Logic). Also Carnap’s ‘explication’ (...) indicates that what we feel to be a definition is frequently distinct from a Russellian definition.De definitione et conceptu seu definitionis Aristotelicae vindicatioSecundum modernorum (praecipue B. Russellii) de definitione doctrinam definitio nihil aliud est quam compendium seu abbreviatio; qua de causa quaestio circa talis definitionis adaequationem (ne dicam veritatem) omnem perdidit sensum. Nos tamen, ipsam Aristotelis de definitione doctrinam pro fundamento sumentes, ostendere conamur, Aristotelico-scholasticam conceptionem, in qua definitio ut ipsae obiecti essentiae declaratio intelligitur, restitui posse. Ad hoc munus perficiendum systema quoddam logicum quod Transparens intensionalis logica dicitur adhibemus. Ita manifestatur, ne moderna quidem in logica definitionem Aristotelicam esse reiciendam. Indigentia definitionum, quorum “definiendum” non sit merum compendium propria significatione carens et brevitatis causa de novo pro “definiente” introductum, etiam ex notione “explicationis” a R. Carnapio adhibita satis clare patuit. Translatio: L. Novák. (shrink)
“Finding out” about the visual world as approached from the organismic level may well include the “filling-in” type of perceptual completion if considered in terms of underlying neurophysiological mechanisms. But “filling in” can be interpreted not only as a result of within-level propagating of neural activity, but as a byproduct of the process that is necessary for modulating preconscious information about physically present objects or events so as to generate conscious quality in attending to them.
Intellectiva intuitio secundum Scotum: elementa doctrinaeProblema cognitionis individui qua talis, scil. quoad eius individualitatem („principii individuationis“) ad multas disceptationes ansam praebuit. In lumine revelationis Christianae quidem quaestio haec immo vehementius urget, nam fides Christiana primo singularia et individualia (et ideo contingentia) ante oculos ponit, universalia vero mere secundarie respicit. Ioannes Duns Scotus quaestionem hanc theologico-philosophicam tractans cognitionem intuitivam intellectivam totius rei individualis defendit, tria genera talis cognitionis distinguendo: primo cognitionem intuitivam intellectivam perfectam, quae non est possibilis nisi „in patria“, secundo (...) cognitionem intuitivam intellectivam directam sed imperfectam (scil. ad principium individuationis cognoscendum non penetrantem) quaeveritates contingentes actusque animae respicit, tertio cognitionem intuitivam intellectivam imperfectam et indirectam – actus commemorandi cognitiones intuitivas praeteritas. Ex his tribus intuitivae cognitionis modis, quomodo Scotus Aristotelis de cognitione doctrinam mutaverit, elucet.Intellective Intuition according to Scotus: the Basic ApproachThe problem of the intuition of the individual as such, i. e. of its individuality (the „principle of individuation“) gave rise to many controversies. The problem becomes especially urgent in the light of the Christian revelation, since Christianity in the first place relates to the singular and individual (and therefore contingent), whereas the universal assumes only a secondary rôle. John Duns Scotus deals with this theologico-philosophical problem and sets out to defend intellective intuition of the individual as a whole. He distinguishes three kinds within this type of cognition: perfect intuitive intellective cognition which is possible only in patria, direct but imperfect (i. e. not penetrating the principle of individuation) intuitiveintellective cognition which relates to contingent truths and spiritual acts, and, finally, imperfect and indirect intuitive intellective cognition, i. e. acts of recalling the past intuitive cognitions. In these three examples the fundamental Scotus’s arguments are exhibited and the extent to which Scotus transgresses the limits of Aristotelian epistemology is made clear. (shrink)