Lo schermo, la tela, la finestra (e altre superfici quadrangolari normalmente verticali)

Rivista di Estetica 55:21-34 (2014)
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Abstract

Nonostante l’immagine della visione sia ancora largamente dominata dal paradigma della finestra, per quanto il cinema stesso si sia concepito a partire da tale figura, evocata per altro dal nome del sistema operativo informatico più diffuso nel mondo – Windows –, la mia ipotesi è che, nell’epoca presente, è piuttosto lo schermo ad essere diventato il dispositivo ottico di riferimento, discostandosi in maniera significativa dal modello della finestra. Per questo ritengo che comprendere in che modo pensiamo la nostra esperienza degli schermi oggi, può aiutarci a comprendere la nostra esperienza presente della visione. Credo inoltre che la nostra esperienza contemporanea degli schermi sia il risultato dell’esperienza percettiva dello schermo che è stata inaugurata dal cinema, nonostante le molteplici differenze che separano queste due strutture. A questo proposito, sappiamo che, fin dalla tenda dietro la quale Pitagora si nascondeva, la superficie opaca dello schermo è stata tradizionalmente considerata come qualcosa che impedisce la visione e dunque come ciò che nasconde la verità. Al contrario, l’avvento del cinema ha mostrato che l’opacità di tale superficie è anche ciò che ci permette di vedere, così che luce ed ombra, tradizionalmente opposti dalla nostra cultura, non possono esistere separatamente. Ma possiamo ancora aggiungere che una simile superficie ha da sempre suscitato e orientato il desiderio di chi la contempla. Se un tale desiderio aveva coinciso con la possibilità di vedere oltre lo schermo, al di là di questo, al contrario oggi la superficie dello schermo è ciò che ci avvolge in una visibilità reversibile, invitandoci a soffermarci sulla sua superficie. Possiamo allora pensare il secolo del cinema, che si è da poco concluso, come la progressiva affermazione di una maniera differente di concepire il darsi del nostro incontro con il mondo. Tale modo nuovo, discostandosi dal dispositivo teatrale, cui la finestra rimandava in quanto sistema per eccellenza rappresentativo – come spettacolo percepito al di là del sipario –, apre a un dispositivo cinematografico, di cui tenterò di delineare alcune caratteristiche essenziali.

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Mauro Carbone
Jean Moulin Lyon 3 University

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