Abstract
Storicamente il cristianesimo deve molto al giudaismo. Il cristianesimo di San Paolo, tuttavia, ha cambiato il modo di ragionare su concetti come il sé, il corpo, e la cognizione umana. Senza volere trattare certi concetti teologici, mi prefiggo di sottolineare come il punto di vista della scienza moderna è più vicino al giudaismo tradizionale che al cristianesimo, e di spiegare la diffusione dell’“errore” di Paolo nel mondo occidentale, analizzando la semantica dei riferimenti linguistici (e in particolar modo le metafore e le metonimie) dei concetti anima e corpo e del rapporto con la concezione del sé. Cresciuto da “uomo franco” cioè, da cittadino romano in un ambiente cosmopolita, Paolo è considerato il testimone più influente e produttivo del pensiero cristiano nell’Asia Minore e nell’Europa Occidentale. Le sue epistole circolarono durante la sua vita e continuano ad influenzare miliardi di seguaci, i quali spesso interpretano le sue idee in modo contrastante, ma ciononostante attestando una specifica autorevolezza. Erudito greco-romano, inizialmente persecutore dei primi Cristiani, Paolo ha lottato per diffondere la storia di Gesù di Nazareth. La sua ideologia, infatti, è stata vista da molti come un amalgama tra il pensiero greco-romano e ciò che egli stesso ha appreso dai primi cristiani. Queste caratteristiche elleniche, più o meno reali, del sistema religioso introdussero una differenza significativa all’interno del pensiero giudaico tradizionale, dal quale, per mezzo dell’influenza dei suoi scritti, si sarebbe sviluppato il credo cristiano. Di fatti, il cristianesimo ha acquisito una struttura più coerente grazie a Paolo, quasi da inferire che la fede cristiana deve più a Paolo che a Gesù. Quale era l’errore di San Paolo? La domanda vuole essere sia allusiva che provocatoria. L’insegnamento giudaico a proposito del concetto del sé era piuttosto olistico. Per esempio, la parola ebraica nephesh è spesso tradotta come “anima” ma, metaforicamente, significa anche “corpo”, mentre, secondo i suoi interpreti, Paolo chiaramente fa delle distinzioni dualistiche, e parlando della “concupiscenza” predica la necessità di dominare la carne per esaltare lo spirito. Con gli strumenti della linguistica cognitiva, propongo un’analisi della polisemia e degli slittamenti semantici nei concetti di ANIMA e CORPO, e come l’autorità attribuita a Paolo eventualmente ha influenzato il pensiero occidentale sul ragionare di queste rappresentazioni mentali.
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